Master DIS

Descrizione del master

Il Master è il frutto di una partnership tra il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa e l’Associazione Rondine – Cittadella della Pace di Arezzo, da anni attiva nella promozione della cultura del dialogo interreligioso e della pace tramite l’esperienza concreta dello Studentato Internazionale dove vivono giovani provenienti da aree di conflitto che sperimentano una vita di convivenza, formazione e studio universitario. Leggi di più su  www.rondine.org

Il presupposto su cui si questo master si fonda risiede nella considerazione che la persona umana è centro dei processi di sviluppo e che questi sono esito complesso di fattori che prevedono l’interazione delle dimensioni geo-politiche e socio-economiche con quelle storico-culturali all’interno di specifiche coordinate spazio-temporali.

In questo quadro, i tratti culturali e religiosi delle comunità locali costituiscono elementi essenziali nel favorire (o nell’ostacolare) i processi di sviluppo e, per questo, si intrecciano inscindibilmente con le dinamiche di integrazione economica e sociale. Il dialogo interreligioso è inteso, dunque, come processo finalizzato a promuovere la reciproca comprensione, il superamento dei conflitti, il rispetto e la collaborazione tra attori collettivi aderenti a diverse religioni e credenze, tenendo presenti gli specifici contesti storico-sociali per orientarli verso concreti e condivisi obiettivi di sviluppo umano.

Profilo in uscita

Gli esperti formati dal Master saranno in grado di operare a supporto delle istituzioni politiche, religiose, delle organizzazioni internazionali e del terzo settore che operano nel campo dello sviluppo locale, della cooperazione internazionale e della coesione sociale, al fine di supportarne le azioni volte a promuovere la comunicazione e l’incontro tra attori sociali (individuali e collettivi) di diversa ispirazione religiosa. Essi saranno in grado di:
a) analizzare diversi contesti sul piano geopolitico, di appartenenza culturale e religiosa e sul piano economico;
b) favorire il protagonismo degli attori e dei gruppi sociali di diversa ispirazione religiosa verso l’incontro e il dialogo;
c) promuovere il protagonismo delle istituzioni locali e dei gruppi sociali in progettualità specifiche in cui dialogo interreligioso e superamento della conflittualità sociale sono essenziali.